Come da tradizione, Sua Maestà il Re del Marocco ha aperto la sessione autunnale del Parlamento, segnando l’inizio dell’ultimo anno dell’attuale mandato della Camera dei Rappresentanti. In un discorso di forte impatto, il Sovrano ha ribadito con toni chiari e decisi la necessità di un impegno comune e coerente verso uno sviluppo equilibrato del Paese, richiamando i parlamentari alle loro responsabilità nei confronti dei cittadini.
Al centro del discorso, la ferma convinzione che non debba esserci contraddizione né competizione tra i grandi progetti nazionali e i programmi sociali, purché l’obiettivo sia unico: sviluppare il Paese e migliorare le condizioni di vita dei marocchini, ovunque essi si trovino. Le parole di Sua Maestà suonano come una risposta diretta alle preoccupazioni espresse da molti giovani, che in questi giorni si chiedono se sia possibile coniugare lo slancio verso la modernizzazione infrastrutturale — in vista anche dei Mondiali di calcio — con l’urgenza di rafforzare i settori sociali, in particolare sanità ed istruzione.
Il Re ha sottolineato che la giustizia sociale e la lotta alle disparità territoriali non sono semplici slogan, né priorità temporanee che possono perdere importanza con il mutare delle circostanze. Al contrario, rappresentano un orientamento strategico permanente, una sfida cruciale che deve guidare tutte le politiche di sviluppo. Questo messaggio, sottile ma fermo, costituisce un chiaro invito a tutti i livelli istituzionali a muoversi con determinazione, evitando ritardi, inefficienze e sprechi che rischiano di aggravare le disuguaglianze sociali ed economiche.
Sua Maestà ha inoltre incoraggiato la promozione delle iniziative economiche locali, la creazione di opportunità di lavoro per i giovani, nonché il rafforzamento dei settori dell’istruzione e della sanità e la riqualificazione delle aree territoriali. L’appello del Re è stato diretto: “Invitiamo tutti, ognuno dalla propria posizione, a contrastare le pratiche che sprecano tempo, sforzi e risorse, perché non accettiamo compromessi sull’efficacia e sul ritorno degli investimenti.”
Gli osservatori occidentali, spesso abituati a linguaggi più taglienti o populisti, hanno notato come il Sovrano marocchino, pur con fermezza, abbia mantenuto quel tono misurato e autorevole che contraddistingue la tradizione politica del Regno: fermo ma dolce, diretto ma rispettoso. Non slogan né parole d’effetto, ma un richiamo profondo al senso di responsabilità collettiva.
Il discorso di apertura non è stato dunque una mera formalità, ma un momento di indirizzo politico e morale: un invito a costruire uno sviluppo totale, che unisca crescita economica e coesione sociale, modernizzazione e solidarietà, in un Marocco che guarda al futuro con visione, equilibrio e fiducia.
Marco Baratto
