Omelia – 4° Domenica di Avvento (Anno A)

Diwp

Dic 20, 2025

Carissimi fratelli e sorelle,

Mancano pochi giorni al Natale. L’Avvento giunge oggi al suo culmine. La Parola di Dio di questa Domenica non ci invita solo a contemplare un mistero, ma a prendere posizione. Dio viene incontro all’umanità in modo definitivo e concreto, e la questione decisiva è questa: siamo disposti ad accoglierLo secondo il piano di Dio, e non secondo i nostri criteri?

La Prima Lettura ci presenta il re Acaz, un uomo dominato dalla paura e dall’insicurezza. Dio gli offre un segno, ma egli rifiuta. Non per umiltà, ma per mancanza di fiducia. Eppure, il Signore rimane fedele e dà Egli stesso il segno: la Vergine concepirà e darà alla luce un Figlio, chiamato Emmanuele, Dio con noi. Questa promessa rivela il cuore di Dio. Anche quando l’uomo esita o si chiude, Dio continua ad agire. La salvezza non nasce dalla capacità umana, ma dalla fedeltà assoluta di Dio alle Sue promesse.

Il Salmo Responsoriale ci pone davanti a una domanda esigente: chi potrà salire sul monte del Signore, chi potrà dimorare nella Sua presenza? La risposta è chiara e inequivocabile. Solo chi ha mani innocenti e cuore puro. Non si tratta di esteriorità religiose, di belle parole o rituali, ma della verità interiore. L’Avvento non è tempo di abbellire le apparenze, ma di purificare il cuore affinché Dio possa entrare realmente.

Nella Seconda Lettura, San Paolo afferma con assoluta chiarezza chi è Gesù Cristo. Egli è Vero Uomo, nato dalla discendenza di Davide, e Vero Figlio di Dio, rivelato nella pienezza dalla Resurrezione. Il Bambino che Maria porta nel suo grembo non è solo un simbolo o un’emozione religiosa. È il Salvatore che vince il peccato e la morte. Celebrare il Natale senza questa fede significa svuotare il mistero cristiano del suo contenuto reale.

Quando San Paolo afferma che Cristo nacque secondo la carne, proclama una verità fondamentale: Gesù è nato da una donna. L’Incarnazione non è simbolica né astratta. Il Figlio di Dio assume una natura umana concreta, reale, corporea e sessuata. Dio non crea identità indefinite né confuse. Crea l’uomo e la donna, e questa differenza appartiene al disegno di Dio fin dalla creazione.

L’identità umana non è una costruzione soggettiva né una scelta arbitraria. È ricevuta come dono. Il corpo non è un accessorio; fa parte della persona e non può essere separato da essa senza distruggere la propria umanità. Negare questa realtà porta a confusione antropologica e colpisce direttamente la famiglia, fondata sulla complementarità tra uomo e donna. Nascendo da una donna, Dio conferma l’ordine della creazione e ristabilisce la dignità della persona umana fin dalle radici.

Il Vangelo ci presenta San Giuseppe, una figura silenziosa, ma di grande fermezza e coraggio spirituale. Giuseppe è giusto, fedele alla Legge e profondamente misericordioso. Di fronte a una situazione scandalosa agli occhi umani, non giudica, non accusa, non espone. Decide di agire in silenzio. È allora che Dio gli parla. L’angelo gli rivela che quel bambino viene dallo Spirito Santo e gli affida una missione decisiva: accogliere Maria e assumere la paternità legale del Messia.

Giuseppe si trova di fronte a una scelta radicale. O confida in Dio e cambia i suoi piani, o rimane prigioniero della sua logica umana. Egli sceglie di fidarsi. Al risveglio, fa esattamente ciò che l’angelo gli ordina. Senza parole, senza pretese, senza garanzie. La sua obbedienza silenziosa permette a Dio di entrare nella storia. La salvezza passa dal sì concreto di un Uomo Giusto.

Questo Vangelo ci interpella duramente. Quante volte vogliamo un Dio che confermi i nostri piani, ma resistiamo quando Egli richiede conversione. Quante volte diciamo di credere, ma rifiutiamo di obbedire quando la volontà di Dio contrasta i nostri criteri. Giuseppe ci insegna che la vera fede richiede coraggio, obbedienza e totale fiducia.

In questa ultima Domenica di Avvento, la Chiesa ci chiama a una decisione chiara. Accogliere o no l’Emmanuele. Dio vuole nascere nella nostra vita reale, nelle nostre famiglie, nella nostra storia concreta. Ma entra solo dove è accolto con fede e verità.

Preghiamo per ottenere la grazia di un cuore puro, obbediente e disponibile. Che, come Maria e Giuseppe, sappiamo dire un sì fermo, senza riserve né mezze parole, affinché il Natale non sia solo una celebrazione esteriore, ma la nascita reale di Cristo in noi.

Così sia.

Don Pedro Sampaio

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