La Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, adottata il 31 ottobre 2025, rappresenta molto più di un atto formale sul Sahara Occidentale: è la certificazione di una strategia diplomatica vincente, paziente e coerente, che il Marocco porta avanti da anni lontano dai clamori mediatici. Definendo il piano di autonomia marocchino come la base più “fattibile e credibile” per una soluzione politica duratura, la comunità internazionale ha implicitamente riconosciuto la centralità di Rabat nel dossier sahariano e, più in generale, negli equilibri geopolitici regionali.
Il voto parla chiaro. Undici membri del Consiglio di Sicurezza si sono espressi a favore della risoluzione; Russia, Cina e Pakistan si sono astenuti; l’Algeria ha scelto il boicottaggio. Un gesto che, più che segnalare forza, ha evidenziato l’isolamento progressivo del fronte contrario alla proposta marocchina. Il rinnovo del mandato della MINURSO conferma la volontà dell’ONU di accompagnare il processo politico, ma il cuore del testo è altrove: l’indicazione esplicita del piano di autonomia del 2007 come architrave dei negoziati futuri.
È una svolta storica perché cambia la grammatica diplomatica del conflitto. Il principio di autodeterminazione resta formalmente citato, ma non è più associato all’idea, ormai irrealistica, di un referendum. Viene invece reinterpretato in chiave moderna, compatibile con un’ampia autonomia regionale sotto sovranità marocchina. In altre parole, l’ONU prende atto delle realtà politiche, sociali ed economiche sul terreno, allontanandosi dalle astrazioni ideologiche che per decenni hanno congelato il dossier.
La reazione di Rabat è stata misurata ma ferma. Re Mohammed VI ha parlato di “svolta storica” che consacra il carattere marocchino del Sahara, e non a torto. Questa risoluzione è il compimento di un anno – e in realtà di un lungo ciclo – di diplomazia vincente. Una diplomazia che non alza la voce, non cerca titoli sensazionalistici, non trasforma ogni passo in propaganda, ma lavora secondo l’antica scuola diplomatica marocchina: discrezione, continuità, credibilità.
È proprio questo stile a fare la differenza. Mentre altri attori hanno puntato su una diplomazia del clamore, Rabat ha costruito alleanze solide, basate su interessi concreti e fiducia reciproca. Ha investito nello sviluppo delle province del Sud, rendendo il Sahara una piattaforma di crescita e stabilità. Ha dialogato con partner africani, europei, americani e asiatici, spiegando con pazienza la propria visione e dimostrando, con i fatti, che l’autonomia è non solo possibile, ma desiderabile.
Il successo sul Sahara si inserisce in un quadro più ampio che vede il Marocco trasformarsi in un vero nodo della politica internazionale. Dal Mediterraneo all’Atlantico, dall’Africa subsahariana al Medio Oriente, Rabat è oggi un interlocutore indispensabile. Sul dossier di Gaza, il Regno ha mantenuto una posizione equilibrata: difesa costante della causa palestinese, grazie anche al ruolo storico del sovrano come presidente del Comitato Al-Quds, e al tempo stesso canali aperti con Israele, che consentono mediazione e influenza reale, non solo dichiarazioni di principio.
Nei rapporti con gli Stati Uniti, il Marocco resta un alleato strategico di primo piano, capace di coniugare stabilità, cooperazione in materia di sicurezza e apertura economica. Con la Cina, Rabat ha sviluppato una partnership pragmatica, orientata a investimenti, infrastrutture e scambi, senza mai rinunciare alla propria autonomia decisionale. Anche con attori complessi come la Russia, il dialogo è rimasto aperto, evitando contrapposizioni sterili.
In tutti questi ambiti, il filo conduttore è lo stesso: vince la diplomazia marocchina. Non perché impone, ma perché convince. Non perché grida, ma perché lavora. La Risoluzione 2797 è il risultato di questa impostazione: un testo equilibrato nella forma, ma chiaramente orientato nella sostanza. Un testo che riconosce al Marocco il ruolo di attore responsabile, capace di offrire soluzioni realistiche a problemi complessi.
Per il Fronte Polisario e per l’Algeria, questa risoluzione segna un momento di verità. Il boicottaggio e le reazioni polemiche non cancellano un dato di fondo: la comunità internazionale non considera più credibile un ritorno alle posizioni del passato. Il tempo delle soluzioni ideologiche è finito; quello del pragmatismo è iniziato.
Il Sahara Occidentale non è ancora un capitolo chiuso, ma è entrato in una nuova fase. Una fase in cui il Marocco parte da una posizione di forza diplomatica, costruita giorno dopo giorno, senza clamori e senza riflettori. In un mondo sempre più rumoroso, Rabat ha dimostrato che il silenzio, quando è accompagnato da visione e costanza, può essere la strategia più potente di tutte.
Marco Baratto
