TRAGEDIA DI BELMA A VIANA, ANGOLA: POLIZIA O PREDATORI?

Diwp

Dic 31, 2025 #politica

Cinque decenni di indipendenza non sono riusciti a modificare in modo significativo la struttura di violenza istituzionalizzata in Angola.

Il caso di Belma, vittima di aggressione e abuso da parte di individui presumibilmente incaricati della protezione dei cittadini, funziona come un cancro di un problema strutturale profondo: il fallimento dello Stato nel garantire sicurezza e giustizia.

Questo episodio non è un’anomalia isolata, ma piuttosto una manifestazione di un sistema in cui l’impunità è la norma, e non l’eccezione, e in cui gli agenti dello Stato, invece di esercitare funzioni di protezione, diventano predatori all’interno delle comunità.

Fallimento istituzionale del Ministero dell’interno. 

Dal punto di vista sociopolitico, il Ministero dell’Interno esemplifica il deficit cronico di responsabilizzazione istituzionale.

L’assenza di meccanismi efficaci di supervisione delle forze di polizia, unita a una cultura del segreto e della protezione interna, crea un ambiente in cui gli abusi di potere non sono solo possibili, ma prevedibili.

L’incapacità di implementare politiche preventive e di garantire un controllo rigoroso evidenzia la fragilità strutturale dell’apparato statale.

a) È inoltre ripugnante constatare che lo stesso apparato di polizia che permette tali abusi importuna cittadini pacifici, venditori ambulanti, tassisti e chiunque tenti di esercitare il diritto di manifestare pacificamente, mentre fallisce nel suo compito più elementare di proteggere bambini e adolescenti vulnerabili.

b) Le donne che vendono per strada sono frequentemente coatte o perseguitate; gli automobilisti e i tassisti affrontano intimidazioni e multe arbitrarie; i cittadini che partecipano a proteste pacifiche sono trattati come criminali, anche quando reclamano diritti legittimi.

c) Questo modello evidenzia uno Stato che protegge i propri interessi a discapito della vita e della sicurezza di chi gli conferisce legittimità.

Contraddizione tra retorica e realtà. La persistenza di casi di violenza contro bambini e adolescenti rivela una contraddizione profonda tra la retorica istituzionale e la realtà sociale.

Lo Stato angolano celebra traguardi storici e vittorie simboliche, ma continua a essere incapace di assicurare i diritti fondamentali sanciti dalla legislazione nazionale e dai trattati internazionali, compresi i principi costituzionali della Repubblica dell’Angola sulla dignità della persona umana, sul valore della vita e sulla protezione della famiglia¹. 

Questa discrepanza tra discorso e pratica istituzionale non è solo un difetto amministrativo; è una falla etica, giuridica e sociale di proporzioni storiche.

Come discuto nel mio libro La dignità della persona umana nella miseria e nella disperazione², la difesa della famiglia e del bambino è centrale per la coesione della società.

La negligenza dello Stato di fronte a casi come quello di Belma mina la dignità umana, distrugge la fiducia nella protezione familiare e comunitaria e viola principi internazionali dei diritti umani, incluso il diritto di ogni bambino a crescere protetto dalla violenza e dallo sfruttamento, come stabilito dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo adottata dalle Nazioni Unite³.

Violenza legalizzata e ciclo di impunità

Da una prospettiva criminologica, la situazione espone quella che si potrebbe definire “violenza legalizzata”, in cui la gerarchia e l’autorità formale conferiscono agli agenti dello Stato un potere sufficiente per violare le norme senza conseguenze immediate.

La vulnerabilità delle vittime, combinata con l’opacità istituzionale, produce un ciclo di normalizzazione della violenza e dell’impunità.

Ogni episodio come quello di Belma rafforza la paura e la sfiducia della popolazione verso le istituzioni di sicurezza, erodendo il capitale sociale e la coesione comunitaria.

Riflessione sull’indipendenza

Infine, la tragedia di Belma è anche un’opportunità per una riflessione critica sul concetto stesso di indipendenza. Cinque decenni dopo il 1975, la libertà politica formale non si traduce in libertà sociale, protezione civile o giustizia effettiva.

L’indipendenza angolana rimane, quindi, incompleta: formalmente conquistata, ma strutturalmente fragile, soprattutto per i segmenti più vulnerabili della popolazione.

Fino a quando lo Stato non sarà in grado di responsabilizzare i propri agenti, garantire la supervisione delle forze di sicurezza e implementare politiche preventive efficaci, episodi come quello di Belma continueranno a ripetersi, lasciando un percorso di trauma sociale e sfiducia istituzionale.

Note di riferimento

Costituzione della Repubblica dell’Angola, 2010. Garantisce la dignità della persona umana, il diritto alla vita, alla protezione della famiglia, all’istruzione e alla sicurezza sociale.

SAMPAIO, Pedro Paulino, La dignità della persona umana nella miseria e nella disperazione. Paulinas, Luanda, 2022.

Convenzione sui Diritti del Fanciullo, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 1989.

Pedro Sampaio

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