Di fronte ai commenti che circolano sui social network e tra la popolazione locale riguardo alla sepoltura di Mons Serafim Shingo ya Hombo nella Cattedrale di Mbanza-Kongo, la Chiesa ritiene opportuno invitare tutti a vivere questo momento alla luce della fede, della storia e della testimonianza spirituale.
Mons Serafim Shingo ya Hombo è stato il secondo Vescovo della Diocesi di Mbanza-Kongo, un pastore dedicato che ha servito questa Chiesa particolare con profonda fede, spirito di preghiera e totale dedizione. La sua vita è stata segnata da una solida spiritualità, alimentata dall’Eucaristia, dalla Parola di Dio e da una relazione intima con Cristo Buon Pastore.
La sua venuta e la sua missione episcopale si inseriscono in un contesto ecclesiale significativo, legato al pontificato di San Giovanni Paolo II, che nutriva grande stima e ammirazione per Mons Serafim, riconoscendo in lui un uomo di fede salda, di fedeltà alla Chiesa e di dedizione al popolo africano e, in particolare, all’Angola. Questa fiducia si manifestava nella responsabilità pastorale che gli fu affidata e nel riconoscimento della sua testimonianza cristiana.
Dom Serafim si è distinto per una vita semplice e coerente, vivendo in modo esemplare le virtù cristiane, in particolare l’umiltà sincera, l’obbedienza ecclesiale, la carità pastorale, la pazienza nelle prove e il coraggio evangelico di fronte alle difficoltà. Queste virtù, praticate in modo costante e perseverante, possono essere riconosciute come virtù eroiche, poiché sono state vissute con spirito di sacrificio e fedeltà fino alla fine.
La sepoltura di un Vescovo nella Cattedrale, Chiesa Madre della Diocesi, è un’antica tradizione della Chiesa Cattolica, che esprime la comunione permanente tra il pastore e il popolo a lui affidato. Non si tratta di un privilegio personale, ma di un segno spirituale di memoria, gratitudine e continuità della fede.
In questo contesto, molti si interrogano sul motivo per cui non esistano ancora santi angolani ufficialmente canonizzati. Tale interrogativo è legittimo e rivela il desiderio di vedere riconosciuta la santità vissuta in seno al nostro popolo.
Tuttavia, la Chiesa insegna che la santità non dipende dalla nazionalità, ma dalla fedele testimonianza del Vangelo nella vita quotidiana. L’Angola ha sempre avuto uomini e donne santi, anche se non ancora riconosciuti ufficialmente attraverso i processi di canonizzazione.
Il riconoscimento ufficiale della santità richiede tempo, uno studio rigoroso della vita, la prova delle virtù eroiche e segni che confermino la testimonianza lasciata.
L’assenza di santi canonizzati non significa assenza di santità, ma piuttosto la necessità di maturazione, discernimento e accompagnamento di tali processi.
È proprio in questo punto che, talvolta, si confonde la cultura con la fede, soprattutto quando non si realizza un’autentica inculturazione del Vangelo.
La fede cristiana non elimina la cultura, ma la purifica, la valorizza e la eleva, permettendo che Cristo sia annunciato e vissuto a partire dall’identità propria di ogni popolo . Quando questa distinzione non è ben compresa, sorgono interpretazioni errate dei segni e delle tradizioni della Chiesa.
La sepoltura di Mons Serafim Shingo ya Hombo nella Cattedrale di Mbanza-Kongo deve essere compresa come un luogo di preghiera, memoria e ispirazione, dove i fedeli possono ricordare un pastore che ha donato la sua vita al servizio di Dio e della Chiesa, rimanendo spiritualmente unito al popolo che ha servito.
In questo momento, la Chiesa invita tutti alla serenità, al rispetto e alla comunione, trasformando questo tempo in un’occasione di preghiera, riconciliazione e rinnovato impegno verso i valori del Vangelo. Che la testimonianza di Mons Serafim Shingo ya Hombo continui a illuminare il cammino della Chiesa di Mbanza-Kongo e a ispirare le nuove generazioni a vivere una fede autentica, profondamente radicata nella cultura e fedele a Cristo
Don Pedro Sampaio, Roma, 07.01.2026
